mercoledì 4 marzo 2009

Autolesionismo e autotutela

Salve! (a chi poi? magari nessuno lo leggerà mai...) Ieri sera ho visto il mio primo ed unico consiglio comunale, ed è stato abbastanza interessante, anche se la noiosità di certa burocrazia sfiora la letalità. Al termine del grande evento, ho chiacchierato un po' con mio cugino, che mi ha in parte esposto la sua teoria (che spero di non esporre erroneamente) secondo cui moltissime (forse tutte) le azioni degli uomini vengono fatte inconsciamente per autoledersi [il correttore grammaticale me la sottolinea, ma io la lascio] e più o meno consciamente perché si spera possano apportare una certa dose di piacere. Questo concetto così nudo è già difficilmente generalizzabile, se si pensa a chi scelga di donare una parte del proprio tempo al volontariato: c'è pochissimo spazio per l'autolesionismo...

Il motivo per cui io e mio cugino l'abbiam tirata lunga (la discussione) è però stata la questione dell'autotutela: uno Stato (come l'Italia) che proclami di voler tutelare il cittadino (quando questi non lo sappia fare da sé) deve impedire o scoraggiare i comportamenti autolesionisti. Eravamo entrambe abbastanza d'accordo che il comportamento "sigarette sì, cannabis no" fosse fondamentalmente schizofrenico perché si tratta di sostanze con ripercussioni sulla salute assolutamente comparabili: essendo i danni provocati dall'inspirazione delle ceneri e non dal principio attivo, a lungo termine le conseguenze provocate dalle due sostanze sono paragonabili. Mio cugino sosteneva che sarebbe corretto scoraggiare l'uso di sigarette (per tutelare i cittadini dall'autolesionismo) aumentandone di molto il prezzo tramite tasse. Questo meccanismo penso funzionerebbe, ma non è la soluzione che io ho in mente. Secondo me le due sostanze andrebbero equiparate, e vendute legalmente e tassate, più di quanto lo siano ora le sigarette. Penso che mantenere le due sostanze in reami legislativi diversi sia schizofrenico.
Mio cugino criticava questa mia scelta perché diceva che era contraddittoria: il mio concetto "cannabis legale, altri metodi di autolesionismo illegali" era da lui ritenuto schizofrenico. Effettivamente, io legalizzerei e tasserei molte droghe, per togliere un appoggio al crimine organizzato. Una mia idea (maturata solo oggi) parte dalla sua affermazione "anche io, giocando a rugby, un po' sono autolesionista, ma il rugby non crea dipendenza e non porta alla morte, quindi non va vietato". In questo modo lo Stato non tutela il cittadino dall'autolesionismo, perché gli permette di farsi male da solo. In questo modo (tassazione delle sigarette, cannabis illegale) lo stato tutela il cittadino dalla dipendenza da una sostanza psicotropa , ma non lo tutela dall'autolesionismo. Quindi il concetto "rubgy sì, altre forme di autolesionismo no" siccome non applica la stessa reazione davanti a tutti i tipi di autolesionismo è a mio avviso parzialmente contraddittorio.
In generale il sistema dedotto da mio cugino a partire dal principio di autotutela è abbastanza coerente, ad esclusione appunto di quest'ultima faccenda.

La teoria di mio cugino è relativamente sensata, ma secondo me estremista e sbilanciata. Uno dei motivi per applicare il principio dell'autotutela (e restringere la libertà individuale) è che generazioni cresciute sotto una più pressante autotutela hanno prodotto molto più di quelle che han vissuto il liberismo, che non han prodotto un fico. Il concetto che il lassismo sia autodistruttivo lo condivido: il sonno della ragione genera mostri. Credo però che un'applicazione così esasperata ("anche la coca cola e il caffè sono droghe e le tasserei molto" ha detto) dell'autotutela sia sbagliata e sfoci nella lesione delle libertà personali. La mia opinione di spostare l'indice delle sostanze legali aumentandole mi pare più equa dell'opinione di scoraggiare o impedire l'utilizzo di qualsiasi sostanza dannosa, perché penso che non siamo esseri che necessitino di venire infilati in uno stretto abito di norme in modo da poterci esclusivamente comportare bene, ma esseri che necessitino dell'occasione, della libertà di scegliere e di qualcuno che ci insegni a comportars bene, senza esagerare con la libertà.